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Premio Strega 2016: di cosa parla “La scuola cattolica” di Edoardo Albinati

Ieri sera, 8 luglio, si è svolta la finale del Premio letterario più famoso e prestigioso d’Italia: lo Strega. Come ormai avrete letto ovunque, a classificarsi primo con 143 voti è stato Edoardo Albinati con La scuola cattolica. Ma di cosa parla questo libro? Spieghiamolo, con il nostro solito piglio “allegro”.

La scuola cattolica di Edoardo Albinati

Diciamo subito che Christian Raimo – docente e scrittore – ha definito questo libro come “bulimico”: e che vuol dire?! Be’, considerando che si tratta di un volume di 1294 pagine (già vedo la vostra faccia tramutarsi in quella dell’Urlo di Munch, in barba alle emoticon di WhatsApp), non si fa fatica a capire il significato dell’esternazione di Raimo. Ma la definizione è appropriata anche al contenuto del libro, che vuole essere IL grande romanzo italiano, quello in grado di decriptare le ideologie e i modi di pensare di una nazione intera. Insomma, un obiettivo di poco conto, che richiede poca fatica… però Albinati se lo può permettere (mica parliamo di Moccia… con tutto il rispetto per Federicone, eh!), da uomo di grande cultura qual è.

 

“Vabbè, ma ‘sto libro?!” arrivo, arrivo. Ambientato negli anni ’70, La scuola cattolica inizia raccontando l’educazione che le famiglie benestanti di Roma impartiscono ai loro figli affidandoli alla scuola San Leone Magno. Inculcando loro la rigorosa adesione alla religione cattolica, emerge però tutta la contraddizione tra i cristiani valori pauperistici (ossia, meglio essere poveri ma generosi che ricchi e tirchi) imposti e l’obiettivo finale di una simile formazione, ossia creare la futura classe dirigente del Paese. E si sa, l’upper class solitamente non conduce proprio una vita francescana…

Il romanzo è quindi al contempo una storia di formazione – quelli bravi direbbero Bildungsroman, ma a Roma risponderebbero “parla come magni”, quindi evitiamo i paroloni… – e un romanzo storico, che cerca di ricostruire fedelmente un contesto complicato e ambiguo come quello dell’Italia post sessantottina. Eh sì, perché l’autore con coraggio affronta l’ardua sfida di provare a chiarire una volta per tutte che ne è stato di quel movimento rivoluzionario che voleva cambiare i connotati di un Paese tradizionalista e stantio come l’Italia.

edoardo albinati

 

Che succede negli anni Settanta? Si accettano scommesse: chi punta sull’arrivo di Che Guevara al porto di Ostia? Chi nell’approvazione della legge sulle Unioni Civili? E chi crede che, come al solito, ci abbia messo una pezza il buon vecchio Cavaliere (il signor B., per intenderci…)? Mi dispiace, avete perso tutti. Gli anni Settanta sono gli anni del riflusso rivoluzionario, del ritorno al conservatorismo, della strategia del terrore, delle uccisioni delle Brigate Rosse e delle stragi fasciste. Che anni tranquilli! Eppure da qui, spiega – o, meglio, racconta – Albinati, nasce l’Italia di oggi. Come? Eh be’, ragazzi, leggetevi il libro: se vi dico tutto che gusto c’è?!

Il delitto del Circeo

Non solo sociologia, non solo politica, non solo metodi formativi: La scuola cattolica parla anche di cronaca nera rievocando il massacro del Circeo (tre ragazzi della Roma bene portarono due ragazze appartenenti a una classe sociale inferiore in una villa al mare, qui le violentarono e ne uccisero una); anzi, potremmo dire che il Circeo è la base da cui il romanzo si erge. Un delitto efferato che mostrò a tutti la brutalità, l’ignoranza e la protervia che certa educazione cattofascista comportavano. Il libro, allora, è un’analisi fredda e spietata di un’alta borghesia piccola piccola, dominata dall’ipocrisia e da istinti violenti: una radicalizzazione delle figure che già ritrovavamo in romanzi come Gli indifferenti di Moravia.

Insomma, per farla breve: Albinati ci ha messo 10 anni per scrivere questo libro – roba che nello stesso lasso di tempo è iniziata, si è svolta e si è conclusa la guerra di Troia, eh! -, mettendoci tutto quello che serviva per raccontare fedelmente un’Italia controversa e spaventosa come quella degli anni Settanta. Un riconoscimento ufficiale se lo meritava proprio.

 

 

P.s.: come al solito in conclusione di articolo faccio finta di essere una persona seria e vi consiglio qualche approfondimento della materia in oggetto. Innanzitutto, poiché parliamo di un libro appena uscito e di facilissima reperibilità, sarebbe bene “toccare con mano” acquistando il volume e leggendolo. Poi, una volta arrivati a p. 1294, qualora vogliate una recensione puntuale di quanto avete letto, potete consultare l’articolo di lui, l’intellettuale citato poco fa, l’uomo nei cui scritti è impossibili non imbattersi: Christian Raimo. Eccola qui. Aloha!

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