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Oggi Pirandello compie 149 anni: festeggiamolo con la sua poesia umoristica

Tanti auguri, Maestro! Sono passati già 149 anni da quando la contrada Caos ti ha messo al mondo, ma le tue grandi opere continuano a farci ridere e riflettere incessantemente. Hai teorizzato e praticato l’umorismo proprio per questo, perché divertendoci spassionatamente potessimo al contempo comprendere davvero quant’è buffo e misero l’uomo. Proprio oggi vogliamo ricordarti come piaceva a te, senza commemorazioni seriose, ma ridendo di gusto nel leggere quanto ci hai lasciato. Lo faremo riscoprendoti poeta.

Pirandello poeta

Come dite? Non sapevate che Pirandello avesse scritto anche delle poesie? Ebbene sì! Purtroppo la critica si è disinteressata della lirica pirandelliana per molti decenni, occupandosi solamente delle sue produzioni narrative (= i romanzi e le novelle) e teatrali. “Congiura!” “Colpo di Stato!” “Alto tradimento!” No no, non esageriamo: ci sono motivazioni precise al silenzio intorno alle poesie di Pirandello. Tra le più rilevanti ne elenco due: l’ostilità della stessa famiglia alla diffusione dei componimenti in versi subito dopo la morte – credevano che i tempi non fossero abbastanza maturi per rivalutare scritti non molto noti – e la predominanza in ambito lirico di Pascoli e d’Annunzio, che occupavano tutto lo spazio disponibile in fatto di poesia. “Quindi Pirandello come poeta faceva schifo?” Non direi proprio, anzi! Le sue composizioni sono senza dubbio da rivalutare.

“Vabbè, ma se nessuno ne parla di queste poesie, vuol dire che ne ha scritte davvero poche…” Macché! Pirandello iniziò la sua carriera letteraria – nel lontano 1889 – proprio come poeta e ci vollero anni prima che passasse alle novelle e ai romanzi. Inoltre, nella sua opera in versi più famosa – Fuori di chiave, pubblicata nel 1912 – troviamo una serie di rimandi a tematiche e situazioni contenute nei suoi scritti più famosi, da Il Fu Mattia Pascal a Sei personaggi in cerca d’autore. Ne volete una prova? Leggiamo insieme la lirica L’occhio per la morte e poi mi direte se non è fantastica!

pirandello poeta

Cosa vuole dirci Pirandello?

Questa spassosissima poesia, a volerla leggere più attentamente, nasconde una feroce critica alla società e al concetto di identità personale. Infatti, quando l’io poetico racconta che in vita l’amico voleva apparire saggio, buono, conciliante (‘sto bricconcello!) senza riuscirci minimamente – solo la morte gli ha conferito l’aspetto tanto agognato – ci dice in verità che riusciamo a vedere noi stessi in maniera necessariamente alterata, mai fedele alla realtà, poiché la realtà è irraggiungibile. Noi stessi ci mettiamo addosso delle maschere che ci fanno apparire ai nostri occhi per come vorremmo essere, mentre parenti e amici ci vedono ognuno in modo diverso: esistono allora tanti noi quanti sono le persone che conosciamo, e ognuna di esse ci affibbia la sua personale maschera. Siamo proprio uno, nessuno e centomila.

Ma la visione distorta del reale è causata anche dalle ideologie e dalle nozioni che ci vengono forzatamente imposte dalla società e dai poteri forti. Per spiegare questo concerto, ne Il Fu Mattia Pascal Pirandello parlava di lanterninosofia: noi ci muoviamo nel mondo in base alla luce che proietta il nostro personale lanternino – le nostre convinzioni, il nostro punto di vista, le nostre idee – ma non potremmo andare da nessuna parte se non ci fosse un grosso lanternone che comprende tutti i lanternini e li giustifica. Questo lanternone è il sentire dell’epoca in cui ci troviamo, è il pensiero dominante ed eterodiretto (= imposto da fuori)  che inevitabilmente ci condiziona. Come si può affermare, allora, che la visione che abbiamo del reale sia fondata e corretta? L’occhio di vetro del personaggio della lirica risponde proprio a questa esigenza: si tratta di una lente esterna all’uomo, non soggetta ai nostri limiti umani, e che perciò è l’unica in grado di darci il brivido di una scheggia di verità. Corriamo tutti a comprarci un occhio posticcio!

 

P.s.: che ne pensate, quindi, delle poesie di Pirandello? Al riguardo – come dicevamo – si è scritto veramente poco. Ho avuto modo di studiare a fondo la materia e ho per questo pubblicato un libro che vuole fornire una panoramica generale sulle liriche di Pirandello (Selene Gagliardi, Pirandello poeta); se invece sentite il (nobilissimo) desiderio di approfondire tutta l’opera del Girgentino, imperdibile è il saggio di Giovanni Macchia Pirandello o la stanza della tortura, così come Storia di Pirandello di Arcangelo Leone de Castris. Buona lettura!

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