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#Euro2016, Spagna vs Italia: per le furie rosse c’è Miguel de Cervantes

Se le sfide con Svezia e Irlanda ci avevano regalato la discesa sul campo da gioco di Strindberg e Joyce, oggi la Spagna schiera uno dei suoi pezzi da novanta, un genio assoluto della letteratura mondiale, di cui è impossibile non aver sentito parlare: Miguel de Cervantes, l’autore del famosissimo romanzo Don Chisciotte. Come dite? Sperate che l’Italia esca presto per non dover sopportare più questa rubrica? Bricconcelli! Vedrete che il nostro viaggio all’interno della letteratura spagnola sarà appassionante e divertente al tempo stesso. E allora “vayamos”!

La vita e le peripezie di Cervantes

Diciamolo subito: Michelino non è esattamente quello che suolsi definire un uomo fortunato. Detto altrimenti: era proprio sfigato. Nato nel 1547, dopo un’adolescenza in giro per la Spagna a seguito del padre chirurgo e dopo aver soggiornato anche a Roma e a Napoli, nel 1570 decise di arruolarsi nell’esercito spagnolo, fronteggiando insieme alla cosiddetta Lega Santa l’Impero Ottomano per le supremazia delle rotte commerciali. Così, Cervantes ebbe modo di entrare nella Storia – quella con la “s” maiuscola -, partecipando un anno dopo alla campale battaglia di Lepanto (no, non parliamo della fermata della Metro A di Roma, bensì di una città greca) vinta dallo schieramento cristiano. Una carriera militare che sembrerebbe costellata dai successi… perché allora Cervantes decise di darsi alla letteratura?

In realtà, l’esperienza nell’esercito non fu tutta rose e fiori. Nel 1575, durante il viaggio di ritorno in Spagna per ricevere un avanzamento di carriera, venne rapito dai pirati e venduto come schiavo ad Algeri (che iella!); tentò 4 volte di scappare, ma senza successo (che sfiga!); dopo 5 anni riuscì finalmente a mettere piede, da uomo libero, in Spagna, ma da lì in poi condusse una vita di indigenza (ergo, si moriva di fame!) e professionalmente non era gratificato: trovò un impiego come esattore delle tasse. In pratica, era come un odierno funzionario di Equitalia! Immaginate quanto affetto ricevesse dal popolo… E l’amore? Be’, Michelino si sposò con Caterina, ma non fu un matrimonio esaltante. Ah, dimenticavo! Anche dopo essere tornato a casa, Cervantes venne incarcerato altre 3-4 volte e nel 1597 ricevette pure una scomunica… Insomma, se Cervantes fosse stato un nostro contemporaneo, gli avremmo consigliato un bel viaggetto a Lourdes.

cervantes

 

L’attività letteraria

Data la sua istruzione e la frustrazione che il lavoro gli procurava, Cervantes coltivo l’hobby della scrittura, che diventò una professione solo in seguito al successo del Don Chisciotte. Iniziò col teatro, riscuotendo bei successi di pubblico; poi però, con la solita fortuna che contraddistingueva Michelino, emerse la stella di Lope de Vega – che divenne tra i più importanti drammaturghi di tutta la storia spagnola. Che ti fa allora Michelino? Passò alla poesia, con la novella pastorale Galatea; infine, capito che non era aria manco con la poesia, si dedicò al romanzo, pubblicando la prima parte del Don Chisciotte nel 1605.

Fu un caso editoriale e le copie del libro che vennero vendute furono tantissime; eppure, l’ambiente letterario non lo accolse con favore, relegando Cervantes ai margini. Nel 1614 un tale pretese di scrivere la seconda parte del best seller su Don Chisciotte de la Mancha, per correggerne la storia e avere successo sulla scia di Cervantes; quest’ultimo fu costretto a intervenire, dando alle stampe l’anno seguente un nuovo capitolo della “saga” del bizzarro hidalgo (= signorotto di campagna), ancora più divertente e sconclusionato del primo. Cervantes morì un anno dopo, il 23 aprile del 1616, lo stesso giorno della morte di Shakespeare.

Cosa ci dice il Don Chisciotte

Come noto, si tratta della narrazione delle strambe avventure di un cavaliere per gioco, che col suo finto scudiero Sancho Panza non fa che mettersi nei guai. Per capire a fondo il significato dell’opera, dobbiamo tenere a mente che si tratta di una produzione barocca, ossia ascrivibile in quel periodo storico-letterario condizionato da una forte crisi dei valori e delle certezze. Nel Don Chisciotte, infatti, c’è un netto distacco tra ciò che accade realmente e ciò che il protagonista crede che avvenga: quando è convinto di lottare contro dei giganti, in realtà si sta semplicemente scagliando contro i mulini a vento, mentre quando pensa di fronteggiare un potente esercito sta solamente infastidendo delle pecore. La realtà non è quella che appare agli occhi dell’uomo e quindi l’equilibrio compositivo è irraggiungibile. Il Don Chisciotte vuole spiegarci proprio questo, che il mondo è un’interpretazione, non qualcosa di oggettivo.

 

P.s.: l’ho capito, sapete?, che avete desiderio di approfondire la lettura del romanzo più famoso di Cervantes… Quindi vi consiglio il bel saggio di Pietro Citati dal titolo, appunto, Il Don Chisciotte – dove troverete una lunga analisi dell’opera spagnola -, ma anche, se preferite iniziare con qualcosa di meno impegnativo, un articolo di Carlo Bo uscito negli anni ‘6o su “La Stampa. Lo trovate qui.

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