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Il libro IV dell’Iliade: lo scontro riprende

C’eravamo lasciati, alla fine del libro III, con la chiusura della guerra di Troia. “Ma…” direte voi, “se i combattimenti si chiudono nel libro III, perché Omero ci ha voluto così male da scrivere altri 21 libri?!” Giusta osservazione. Ha deciso di farlo perché dal libro IV, in realtà, si rimescolano le carte e si ricomincia da capo: la guerra ricomincia. Se alla fine del libro III il duello tra Paride e Menelao aveva sancito la vittoria di quest’ultimo, e con essa la fine delle ostilità e il ritorno di Elena in Grecia, gli dèi pensano bene di protrarre il tutto per un altro annetto… che sarà mai! I guerrieri combattevano solo da 9 anni, mica si poteva mandarli a casa dopo così poco tempo!

L’accordo tra Zeus ed Era

Zeus, da marito e padre premuroso quale era, esordisce nel consesso (oggi lo si chiamerebbe meeting…) degli dèi facendo infuriare volontariamente la sposa Era e la figlia Atena: “A’ sfaticate, mentre voi state qui a mangiare c’è la bellissima Afrodite che consola Paride per la sconfitta. Perché voi non siete a fianco di Menelao per portarlo in trionfo?” Atena non risponde all’affronto, mentre Era – che, come si dice a Roma, non sa tenersi un cece in bocca – sbotta. Visto che l’ira di Era avrebbe addotto molti più lutti di quella di Achille, Zeus fa marcia indietro e la accontenta: che la guerra di Troia vada avanti fino alla distruzione della città, pur così cara a Zeus.

Atena allora discende dall’Olimpo al campo di battaglia per creare un presupposto affinché la battaglia continui. Assunte le sembianze di un troiano, si mostra ad uno dei combattenti di Ilio (cioè di Troia: volevo mischiare un po’ le acque…), Pàndaro, e lo esorta a colpire il vincitore Menelao con un dardo (oggi mi sto sbizzarrendo con queste parolone!) dopo aver promesso un’ecatombe (ossia un sacrificio) ad Apollo. Pàndaro obbedisce, ma quella burlona di Atena si piazza davanti a Menelao per schivare il colpo, permettendo che la freccia sfiori solamente la coscia del capo Acheo. Si tratta di una vera e propria dichiarazione di guerra che annulla il precedente accordo sulla fine delle ostilità. E la guerra continua.

achille

La preparazione alla battaglia

Menelao viene immediatamente medicato sul campo. Ecco il medico dello schieramento che entra con borsetta al collo e barella, pronto per spruzzare un po’ di spray magico sulla coscia del capitano, per rimandarlo subito dentro. Ah no, forse questa è un’immagine adatta più al calcio che non a una guerra… ma sta di fatto che le due scene (barella e spray a parte) si somigliano molto.

La battaglia sta per ricominciare. I guerrieri di entrambi gli schieramenti si preparano, impugnando le armi e indossando le armature. E che ti fa Agamennone? Invece di dare il via alla battaglia, si va a fare un giretto tra i suoi uomini, creando così un nuovo catalogo, stavolta non delle navi, ma delle schiere. Avete paura che vi piazzi ancora a fine articolo l’aria del catalogo del Don Giovanni? Sarebbe troppo banale.

Ma i due schieramenti iniziano a muoversi l’uno verso l’altro. Volano spade, elmi, teste, mani, piedi. Sempre in quel di Roma, la definirebbero una gran cagnara. A combattere affianco dei Greci, manco a dirlo, c’è Atena, mentre a spingere i Troiani verso la vittoria ci pensa Ares (conosciuto dopo qualche secolo come Marte). Chi vincerà? Lo scopriremo tra qualche giorno!

 

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