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Speciale Iliade: il libro III, tra outfit tamarri e duelli cavallereschi

L’altra volta c’eravamo lasciati canticchiando l’aria del catalogo tratta dal Don Giovanni di Mozart… ah no, scusate! Ci eravamo lasciati con Omero che elencava tutti gli eroi e le famiglie guerriere che, dal campo acheo, prendevano parte alla guerra. All’inizio del libro III, invece, lo sguardo dell’aedo si sposta verso lo schieramento avversario, quello troiano, che fino ad allora era rimasto nell’ombra. Omero introduce questo nuovo elemento attraverso la figura di Paride, fratello del prode Ettore, che si mostra vestito in maniera un po’ bizzarra… ma chi era veramente Paride?

Paride e la causa della guerra di Troia

Diciamo subito che Paride non brillava per eleganza nel vestirsi. Spreca la sua prima occasione buona per mettersi in mostra e si fa vedere vestito con una tamarrissima pelle di leopardo su tutto il corpo, agitando due giavellotti in senso rotatorio, pensando forse che si tratti di una corda da saltare: un’immagine che ricorda un mix tra Er Piotta della canzone Super Cafone (non vi rammentate chi sia? Guardate il video sotto…) e Heidi che fa discettazioni filosofiche con le capre. Paride, del resto, non ha un passato glorioso: è a causa sua l’inizio della guerra di Troia, poiché rapisce Elena, ritenuta la donna più bella del mondo, a Sparta, scatenando la rabbia del marito acheo Menelao. Menelao è il fratello del già citato Agamennone, colui che guida la spedizione Greca a Troia e che ha creato tutto quel casino con Achille per la concubina Briseide.

elena

Ma torniamo al libro III. Menelao, appunto, vede da lontano Paride conciato così e in cuor suo inizia a gioire, consapevole che il ragazzo sarà una vittima facile da fare. Paride però, molto scaltro nelle vicende amorose ma alquanto fifone in quelle combattive, la vede brutta e se la dà a gambe. Ettore, spettatore attonito della scena, riprende il fratello davanti a tutto l’esercito troiano e allora a Paride non rimane che una soluzione: affronterà a duello il rivale Menelao per decidere definitivamente le sorti della guerra di Troia. Chi vincerà, avrà tutti i tesori e l’amore di Elena (altro momento di grande considerazione della personalità femminile!).

I due contendenti in amore nominano Elena ed ecco che lei compare in scena: la troviamo accanto a Priamo, re dei Troiani e padre di Ettore e Paride, intenta a spiegare al suocero nome e passato di tutti i più importanti combattenti avversari schierati sul campo di battaglia. Tutto è pronto per lo scontro, manca solo il rito sacrificale, per poter rendere sacra e inviolabile la condizione posta da Paride per il duello (ossia che chi avrebbe vinto si sarebbe preso capre e cavoli, come si dice da queste parti…).

 

Il duello

Finalmente avviene lo scontro. Menelao si appella a Giove per vincere una volta per tutte il nemico, ma il dio non gli dà ascolto. Interviene invece Venere, che salva più volte il suo amato Paride dalla morte certa: prima scioglie i lacci dell’elmo del Troiano per evitare che Menelao lo trascini per tutto il campo acheo; poi salva Paride da un potente colpo con l’asta del rivale, avvolgendo il giovane guerriero in un nimbo (cioè una nuvola) e sottraendolo alla tenzone (che parolona! Ma mi ero stufata di ripetere sempre “duello”…) e portandolo a palazzo. Insomma, Paride non ha fatto proprio un figurone… ed è per questo che la fidanzata/amante/compagna/amica/ecc. Elena lo rimprovera duramente, ma lui sa come farsi perdonare e una parola tira l’altra, un bacio tira l’altro e… e qui censuriamo!

Nel campo acheo, nel frattempo, Agamennone proclama Menelao vincitore del duello, esigendo la restituzione di Elena e di tutte le ricchezze. Come si risolverà la faccenda? Scopritelo insieme a me martedì prossimo!

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