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Speciale Manzoni: dal Classicismo al Romanticismo.

C’eravamo lasciati con un Manzoni appena convertito, grazie alla assidua frequentazione parigina col gruppo degli ideologi, all’influenza del fu Carlo Imbonati – compagno della madre – e alla conoscenza di quella che diverrà sua moglie, Enrichetta Blondel. Come abbiamo detto, la conversione – avvenuta nel 1810 –  del poco pio Alex comportò un totale stravolgimento del suo habitus (= abitudine) esistenziale, filosofico e letterario. Lui si che sapeva come depistare i suoi lettori! Che burlone!

Dal Classicismo al Romanticismo

“Ma passiamo ai fatti, basta con questa fuffa! Che vuol dire che Alex è passato a un nuovo habitus (e parla italiano) esistenziale, filosofico e letterario?”

Ora ci arrivo, calmi: non abbandonate il blog! Tutto questo vuol dire che se prima non ci saremmo stupito di vedere Alex coi rasta (dati i suoi modi di fare alquanto “rilassati”), dal 1810 in poi lo ritroviamo quasi sempre chiuso dentro casa, accettando solo la visita di pochi amici, dedito alla scrittura, allo studio e alla preghiera (oltre che mettere al mondo una decina di figli…), mentre aveva paura della folla, aveva l’agorafobia (dal greco agorà, cioè piazza); dal punto di vista filosofico, Manzoni approdò allo Storicismo, ossia alla convinzione della assoluta necessità di conoscere la storia e di non tradirla mai per motivazioni letterarie.

Manzoni abbandona il classicismo, convinto che quegli Antichi Romani visti come eroi dagli intellettuali illuministi poi tanto buoni e caruccetti non erano: andavano ad ammazzare a destra e a manca, erano pagani e non cristiani (almeno fino a Costantino), conquistavano di qua, conquistavano di là, erano una ‘nticchia superbi (ora ho scritto in dialetto, non potete lamentarvi più del mio linguaggio!) ecc. Alex riscopre dunque il Medioevo (loro sì che erano pii) e pone la sua attenzione sugli umili, veri protagonisti della storia. Infine, nasce in Manzoni il rovello (= rodimento, ma interiore!) della miseria dell’uomo e del male radicato nel mondo, che devono costituire il vero fulcro della letteratura in luogo delle favolette mitologiche idilliache e poco edificanti (non lo dite ai vari Crono, Urano ecc. dei miei post sulla mitologia!).

bacio-hayez

E mo vi tocca la classica citazione di Manzoni, alla quale non si scappa, non c’è niente da fare, tratta dalla famosa lettera che Alex invia a Cesare D’Azeglio nel 1823. Nel sintetizzare la sua poetica, scrive di avere:

L’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo

“Vabbè, ma che vuol dire?” chiederete voi. Vuol dire che Manzoni decide di tagliare i ponti con la letteratura precedente abbracciando il Romanticismo. Pone come obiettivo della sua scrittura quello di aiutare la società nella sua crescita morale e civile, per far sì che si possa diventare persone migliori; da qui in poi, allora, non rappresenterà più storie fittizie e illogiche per rispettare le unità aristoteliche (= unità di luogo, la storia si svolge in un posto solo; unità di tempo, il tutto si dipana in 24 ore; unità di azione, la trama deve essere unica, non dividersi in mille trame secondarie) ma si concentrerà sul vero, o meglio sul verosimile, ciò che realmente sarebbe potuto accadere o è accaduto (tipo raccontare che l’Italia dei Promessi Sposi era il centro della vita socio-culturale d’Europa, che pullulava di benessere, che era unita e gli Italiani erano fieri della loro patria sarebbe stato irrealistico… ah, dite che lo è tutt’ora???).

Infine, Alex voleva evitare che la gente si addormentasse alla seconda riga dei suoi libri (diciamo che col ramo del lago di Como ha rischiato abbastanza… scherzo ovviamente! Chi non ricorda a memoria l’incipit dei Promessi Sposi?) e quindi si prefigge di raccontare storie che “acchiappino” (se Manzoni mi potesse leggere, si rivolterebbe nella tomba: lo so!). La volontà di immettere particolari e situazioni che interessino il pubblico ci ricorda… chi ci ricorda??

No, Leopardi no! Sbagliato, neanche Petrarca! Diciamo che su Boccaccio potreste aver ragione, ma la risposta giusta è Orazio, che non è quello citato sempre dal Lotito di Max Giusti ma il famosissimo poeta latino del I secolo a.c., la cui poetica prevedeva il miscere utile dulci (ovvero mischiare l’utile con ciò che interessa alla gente). Una cosa simile, in fondo, la diceva pure Lucrezio, il filosofo epicureo che scrisse il De Rerum Natura… e con un solo post avete beccato pure la lezione di letteratura latina!

La seconda parte della vita di Manzoni

“Come al solito l’hai fatta più lunga del dovuto! Ma la biografia di Manzoni?” In realtà, dopo la conversione Manzoni si chiude in casa a pregare e a scrivere. Fa tanti figli, gli muore la prima moglie, si risposa, gli muore la seconda moglie (diciamo che Alex non portava proprio fortuna…), gli muoiono tanti figli (munitevi di corni per arrivare alla fine del post), a ‘na certa (nel 1873) muore lui. Dopo la pubblicazione dei Promessi Sposi smette anche di comporre opere… ma non sarà arrivato il momento di parlare delle avventure di Renzo e Lucia? Appuntamento a lunedì prossimo, allora!

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