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Speciale Manzoni, verso la conversione: superstar o superprayer?

Cari ragazzuoli, come promesso nella prima, appassionante puntata dello “Speciale Manzoni”, è arrivato il momento di scoprire come un incallito libertino e rivoluzionario in erba – quale il giovin Manzoni era – sia potuto diventare punta di diamante della letteratura cattolica italiana e uomo pio come pochi altri.

Il rapporto con Carlo Imbonati

Ma dove eravamo rimasti? Avevamo seguito Alex da Milano a Parigi, dove la madre lo aveva richiamato in seguito alla morte del compagno Carlo Imbonati. Il confronto con l’uomo defunto fu fondamentale per la maturazione intellettuale del ragazzo appena ventenne, che prese Imbonati come modello etico e lo ribattezzò “giusto solitario” (ovvero uno dei pochi uomini moralmente sani) in un carme (= dal latino carmen, ossia “canto”, “poesia”… e poi non dite che non vi ho aiutato anche con l’insegnante di latino!) dal titolo In morte di Carlo Imbonati (be’, non un titolo originalissimo…). Già questo rapporto a distanza influì non poco nel percorso di conversione di Manzoni: che volete, Freud mica diceva cose a caso quando teorizzava il complesso di Edipo!

(Non avete ancora studiato Freud?!  No problem, facciamo una brevissimissimissima parentesi. L’austriaco Sigmund Freud, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento, è considerato il padre della psicanalisi. Le sue teorie, acutissime anche se oggi in gran parte superate, si caratterizzavano per una vena alquanto bizzarra e fuori dal comune: basti pensare a quella che poi venne contrastata maggiormente, secondo la quale le donne si sentirebbero inconsciamente castrate poiché non dotate di… di… vabbè, ci siamo capiti! Ad ogni modo, la psicanalisi per come la conosciamo oggi non esisterebbe senza l’intuizione di Freud dell’esistenza dell’inconscio, ovvero di una parte della nostra psiche dei cui pensieri non ci rendiamo contro, ma che agisce in profondità in noi e sulle nostre azioni. Anche detto: come fare delle cose senza volerle… un’ottima scusa per scaricare le proprie responsabilità! Vuoi mettere le corna a qualcuno? Utilizza la scusa del “è stato il mio inconscio, non io!”. Grazie, Freud, per averci regalato quest’opportunità!

giulia beccaria

Giulia Beccaria, la madre di Alessandro Manzoni.

Sulla presenza dell’inconscio si basa un’altra grande tesi del caro, vecchio Sigmund: quella del complesso di Edipo. Ogni tenero bimbo tanto tenero non sarebbe, secondo Freud, almeno quando si tratta della mamma; i maschi svilupperebbero un odio verso il proprio padre, per il semplice fatto che si trovano in intimità con la madre, e arrivano a volerli addirittura uccidere per godere finalmente di un amore materno esclusivo: esattamente come accadde nella storia mitica di Edipo, che arrivò a pugnalare il genitore e sposare colei che gli aveva dato la luce (ma ne riparleremo nei post sulla mitologia). Perché collegavo il complesso di Edipo alla conversione di Manzoni? Perché il confronto con la figura maschile adorata dalla madre avrebbe fatto scattare in Alex la volontà di emulazione (= di eguagliare) il padrino, per essere amato anche lui da Giulia Beccaria come lo era stato Imbonati.)

Gli ideologi

“Vabbè Selè, menomale che doveva essere una parentesi breve! Ma questa conversione quando arriva???”

Avete ragione, mea culpa! (Oggi vi sto mettendo troppi termini latini, ma mi ringrazierete quando farete la traduzione della versione in classe…)

Torniamo al nostro caro e battagliero Manzoni. Oltre al contesto familiare, anche l’ambiente parigino stimolò particolarmente il giovane Alex, che entrò in contatto con gli ideologi, un gruppo di intellettuali eredi dell’Illuminismo, caratterizzati sì da posizioni liberali (che Manzoni non abbandonò mai), ma anche da un rigido rigore morale (stavolta il padre di Manzoni poteva tirare un sospiro di sollievo sulle sue frequentazioni!). Gli ideologi non spronarono il giovane ventenne solamente alla conversione religiosa; furono pure determinanti per l’edificazione del suo pensiero politico (basato sui principi democratici ed egalitari), filosofico e per la poetica che Manzoni adopererà in tutte le sue opere. Nel gruppo degli ideologi, infatti, c’era anche Claude Fauriel, la cui corrispondenza epistolare (ossia lo scambio di lettere) con Manzoni è importantissima per capire i principi che reggono lo stile letterario del romantico italiano.

Anche oggi mi sono dilungata più del dovuto, per fortuna che non c’è una gara a tempo altrimenti dovrei pagare il pranzo a tutti. Però vi ho parlato di due personaggi in un solo post, oh!

Volete scoprire come l’incontro tra Manzoni e la futura moglie (ah, l’amour!) abbia inciso nel processo di conversione di Alex e nel suo passaggio da superstar a superprayer? Non perdetevi il post di lunedì prossimo! Come diciamo a Roma, s’aribbeccamo!!!

 

p.s.: qualora voleste approfondire le motivazioni e l’importanza della conversione nell’opera di Manzoni, vi segnalo un bel saggio di Ezio Raimondi, dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Ecco il link: http://www.bibliomanie.it/conversione_manzoni_ezio_raimondi.htm

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