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Zerocalcare: da Rebibbia a Kobane per raccontare la lotta all’Isis

“Zerocalcare? e che c’entra con i classici?? è passato a miglior vita prima del tempo??? il disegnatore di Rebibbia (se siete romani leggete “Rebbbibbbia”, mi raccomando) ha un avo famoso per le sue doti di scrittura???? Oppure hai deciso di lasciar perdere i tuoi amici letterati per dedicarti a qualcosa di più contemporaneo e divertente?????”

No no no, fermi tutti. Non ho né abiurato (= rinunciato; niente più paroloni, promesso!) i principi del presente blog, né esaminato l’albero genealogico di Michele Rech in cerca di omonimi scrittori. Questo post vuole solo celebrare un ragazzo molto dotato che ha mostrato a tutti – o almeno a quelli che frequentano la Metro B di Roma… – che la letteratura e la cultura in generale possono incidere sul presente e smuovere le coscienze. Capire, studiare e soprattutto amare le diverse forse espressive riconducibili al grande calderone delle cose letterarie ci aiuta a capire il presente e ad agire nella realtà che ci circonda.

“Quanto la stai facendo tragica! Ma che c’hai un attacco di pesantezza?”

Sarà l’età, pargoli miei, o forse solo l’amara considerazione che:

  1. solitamente il fumetto non viene annoverato tra i generi letterari maggiori, passando quasi per un gioco da ragazzi, per un innocente divertissement (giusto, giusto: avevo detto niente paroloni, però questa vi può essere utile nella verifica di francese!), mentre invece la sua leggerezza è insostenibilmente pesante (per citare Milan Kundera… non lo conoscete?! Non datemi questo dolore!!! Rimediate qui), la sua capacità di analisi decisamente pungente, la sua superficialità estremamente profonda (non vi preoccupare, sono sobria e non ho assunto stupefacenti).
  2. la letteratura è troppo spesso considerata come a noi estranea, mentre leggere opere come questa dà l’idea di quanto ci riguardi intimamente. Fine della lamentela!

Il contesto

Ma andiamo per ordine, ché già vedo una fila di mani che si alzano per chiedermi di cosa stiamo parlando oggi. Parliamo (uso il plurale maiestatis per darmi un po’ di arie, o forse perché mi sono ingrassata troppo per usare ancora la prima persona singolare…) di Kobane calling, la nuova graphic novel di Zerocalcare, illustratore romano amatissimo dal pubblico giovane (ma non solo…). Se i lavori precedenti del dotatissimo Michele erano incentrati principalmente sulla rappresentazione della vita quotidiana (quando non addirittura sull’autobiografia, come accade in Dimentica il mio nome), stavolta la sua matita si confronta con la grande storia, andando a raccontare la lotta di resistenza curda all’avanzare dell’Isis sul confine turco-siriano. Zerocalcare si è recato personalmente a Kobane e ha vissuto gomito a gomito con i peshmerga (i guerrieri curdi, appunto): questo libro è una sorta di reportage per immagini, una prova di giornalismo sui generis.

Zerocalcare è in grado di ritrarre i momenti eroici di un conflitto duro e spietato con una carica ironica senza eguali, facendo commuovere e ridere al tempo stesso (e qui potrei proporvi il paragone con l’umorismo pirandelliano, ma vi risparmio il polpettone solo perché vorrei evitare autofustigazioni di massa sul mio blog!). Vabbè, con la promessa che domani è un altro giorno e che tornerò a fare la scema, mi metto da parte e faccio strada al diretto interessato: la parola passi a Zerocalcare!

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