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Manzoni superstar: biografia di uno scrittore ribelle

Ecco il primo post del blog: auguri a me stessa e lunga vita a I classici per scherzo! Ho pensato: come inaugurare un blog che vuole interessare e farsi leggere da tutti i ragazzi in età scolastica? Ovviamente parlando dell’autore da loro più odiato! Manzoni!!!

Ehm… dite che sbaglio?! Ma guardate che Alex – noi amici possiamo chiamarlo così – aveva uno spirito ribelle, un animo rockettaro, un aspetto da figlio dei fiori: era il Jimi Hendrix della letteratura! Non conoscete Jimi? Diciamo allora che era il Piero Pelù delle humanae litterae… Parliamo un po’ di lui e mi darete ragione. Manzoni era il nipote di Cesare Beccaria, un altro  personaggio non esattamente conformista: col suo trattato Dei delitti e delle pene era andato contro tutto il Sistema (roba che manco Fedez contro Gasparri), sostenendo la funzione rieducativa e non punitiva del carcere: sarà stato un avo di Marco Pannella??

 

L’infanzia di Manzoni

Ma torniamo al nipote, il piccolo Alex, che in tenera età subì la separazione dei genitori. A causa di ciò, fu costretto a studiare in rigidi istituti religiosi, che gli scatenarono la ribellione. “Basta co ’sto formalismo” pensava, “m’ha stufato pure il classicismo!” E fu così che entrò in contatto con le personalità più fricchettone dell’epoca, quelle che del vecchio modo di fare non rispettavano manco gli orari dei pasti: all’epoca i ribelli seguivano un omino decisamente basso (che volete, l’abito non fa il monaco…), che andava sempre su un cavallo bianco di cui non si sapeva il colore, con un cappello nero che era più grosso di lui: chi è??

Bravi, è Napoleone! No, non avete vinto niente… l’importante è partecipare.

Vabbè,  ma torniamo a Manzoni. Iniziò a frequentare gli ambienti napoleonici milanesi e strinse amicizia con due tipi  raccomandabili, per niente sovversivi: due esuli partenopei, Vincenzo Cuoco e Francesco Lomonaco, cacciati da Napoli per delle quisquilie: avevano detronizzato il sovrano e fondato la Repubblica Partenopea. Per così poco! Sarà stato molto contento il padre di Manzoni nel sapere delle sue frequentazioni… scherzi a parte, Cuoco e Lomonaco erano profughi politici, non di certo delinquenti: avevano pagato a caro prezzo l’aver voluto seguire i loro ideali di libertà e democrazia, in un’Italia non ancora unita e certamente antilibertaria.

alessandro manzoni

Ma quando si è convertito?

“E ok, ma Manzoni?” direte voi. Eccolo: ora lo ritroviamo a giocare a carte in qualche osteria poco rinomata, ad amoreggiare con qualche donzella meneghina, oltre a comporre le sue prime opere (Il Trionfo della libertà, Adda, Sermoni ecc.). Poi, nel 1805 (è l’unica data che ho messo: concedetemela!) la madre lo richiamò a Parigi, dove aveva vissuto col compagno Carlo Imbonati (le coppie di fatto non sono certo cosa dei nostri giorni…), morto proprio nel 1805. Alex strinse un rapporto molto stretto con la madre, il quale influì anche sulla sua produzione artistica successiva, e non poco.

“Ma allora perché Manzoni viene tradizionalmente considerato un uomo molto religioso? Eppure aveva contatti con estremisti di sinistra, giocava d’azzardo, aveva diverse ragazze, odiava gli ambienti ecclesiastici… ci stai raccontando fandonie?!” mi chiederete. No no, è tutto vero.

Se volete scoprire di più sulla conversione del poco pio Alex, non potete perdervi la seconda puntata dello speciale Manzoni su questo fantastico blog.  A lunedì prossimo!

 

 

P.s.: se invece volete documentarvi in maniera rigorosa sulle vicende dell’autore dei Promessi Sposi, vi consiglio di leggere un saggio composto da una grande scrittrice italiana, Natalia Ginzburg. Si tratta del libro La famiglia Manzoni ed è edito dall’Einaudi.

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